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Economia

Borse cinesi in frenata: Shanghai e Hong Kong colpite dai tassi USA

Seduta in rosso per Shanghai (-1,18%) e Hong Kong (-0,60%): pesano il calo di Wall Street, l'impennata del petrolio e i rendimenti dei bond USA.

Giornata all’insegna della cautela e delle vendite sui principali listini asiatici, con i mercati della Cina continentale e dell’ex colonia britannica che hanno archiviato le contrattazioni in territorio negativo. La Borsa di Shanghai ha terminato la seduta con una flessione dell’1,18%, mentre l’indice Hang Seng di Hong Kong ha limitato i danni chiudendo a -0,60%. A dettare il ritmo dei ribassi è stato un mix di fattori macroeconomici globali, tra cui le recenti perdite registrate a Wall Street, la persistente volatilità dei prezzi energetici e il balzo dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi.

Il contesto globale: l’ombra di Wall Street e il rincaro del petrolio

L’apertura debole dei mercati asiatici ha fatto seguito a una sessione complessa per i listini americani, dove i timori legati a un allentamento monetario più lento del previsto hanno spinto gli operatori verso prese di beneficio. La rinnovata forza delle quotazioni del petrolio greggio sui mercati internazionali continua a rappresentare un elemento di profonda incertezza. Il rincaro dell’oro nero riaccende infatti lo spettro delle pressioni inflazionistiche su scala globale, limitando i margini di manovra delle banche centrali.

Quando i costi energetici salgono, il rischio di un ritorno dell’inflazione costringe gli investitori a ricalibrare le proprie scommesse sui tagli dei tassi d’interesse. Per economie ad alta intensità manifatturiera come quella cinese, l’aumento delle materie prime costituisce una duplice minaccia: da un lato comprime i margini operativi delle imprese, dall’altro frena i consumi discrezionali a livello sia domestico sia internazionale.

La pressione dei rendimenti dei Treasury bond

Un altro elemento determinante nel condizionare la sessione asiatica è stato l’andamento dei Treasury USA. La crescita dei rendimenti obbligazionari americani lungo tutta la curva delle scadenze riflette l’aspettativa che la Federal Reserve possa mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo di quanto inizialmente stimato dal mercato.

Questo incremento dei rendimenti negli Stati Uniti tende a rafforzare il dollaro e a innescare deflussi di capitale dai mercati emergenti e dalle piazze azionarie dell’Asia-Pacifico. Gli investitori istituzionali, di fronte a rendimenti privi di rischio sempre più allettanti oltreoceano, hanno ridotto la propria esposizione su asset maggiormente sensibili al ciclo economico, penalizzando in particolar modo le azioni quotate a Hong Kong e Shanghai.

I riflessi sui listini: Shanghai e Hong Kong sotto pressione

La chiusura odierna conferma la fase di spiccata volatilità che caratterizza i mercati cinesi. A Shanghai, il calo dell’1,18% è stato trainato al ribasso soprattutto dai comparti legati all’industria pesante, ai materiali di base e al settore finanziario. Gli investitori istituzionali locali mostrano un atteggiamento prudente, complice anche l’attesa per nuove e più incisive misure di stimolo da parte delle autorità centrali di Pechino.

Sul fronte di Hong Kong, il ribasso dello 0,60% dell’indice Hang Seng è stato mitigato da una tenuta parziale di alcuni titoli difensivi, sebbene il comparto tecnologico e quello immobiliare continuino a soffrire. Le grandi compagnie tech cinesi quotate sull’hub finanziario sono particolarmente sensibili all’andamento dei tassi d’interesse globali, dal momento che il costo del denaro incide direttamente sulle valutazioni dei flussi di cassa futuri.

Le incertezze strutturali dell’economia interna

Al di là delle dinamiche internazionali, i mercati continuano a monitorare da vicino lo stato di salute dell’economia reale della Repubblica Popolare. La prolungata crisi del settore immobiliare continua a gettare ombre sulla solidità della ripresa post-pandemica. Nonostante i molteplici interventi della People’s Bank of China (PBOC) e i piani governativi a supporto della liquidità, la domanda interna fatica a trovare un ritmo di crescita convincente, lasciando i consumatori e le imprese in una posizione di vigile attesa.

Cosa attendersi per le prossime sedute

Nel breve termine, l’attenzione degli analisti rimarrà concentrata sui prossimi dati macroeconomici in arrivo dagli Stati Uniti, in particolare quelli relativi all’occupazione e agli indici dei prezzi al consumo, capaci di orientare le prossime decisioni della Federal Reserve. Al contempo, gli operatori guardano con speranza a possibili annunci di politica fiscale da parte del governo cinese, considerati l’unico catalizzatore in grado di restituire fiducia duratura ai mercati azionari locali e di attrarre nuovamente i capitali internazionali.

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Luca Perrone
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Luca Perrone

Redattore

Luca Perrone cura i contenuti di RisparmioSoldi.it dedicati a conti correnti, mutui, prestiti, carte di credito, assicurazioni e investimenti. Il suo lavoro consiste nel tradurre in linguaggio chiaro le informazioni tecniche di settore verificandole sempre con le fonti ufficiali prima della pubblicazione.