Pressioni commerciali in banca: sindacati contro la vendita di polizze
Sindacati in rivolta a Bper, UniCredit e Intesa Sanpaolo: denunciate forti pressioni commerciali sui dipendenti per la vendita di polizze assicurative.

Il clima all’interno degli istituti di credito italiani si fa sempre più teso. Negli ultimi mesi, le pressioni commerciali sui dipendenti bancari hanno raggiunto livelli d’allarme, scatenando la dura reazione delle sigle sindacali di categoria. Al centro della bufera c’è l’obbligo aziendale di collocare un numero crescente di polizze assicurative, una strategia mirata ad aumentare i ricavi da commissioni ma che sta mettendo a dura prova la tenuta psicofisica dei lavoratori e la qualità della consulenza fornita ai risparmiatori.
Le proteste dei sindacati: i casi Bper Banca e UniCredit
La tensione è esplosa con la pubblicazione di duri comunicati unitari da parte dei rappresentanti dei lavoratori di due tra i principali gruppi bancari del Paese: Bper Banca e UniCredit. Le rappresentanze sindacali aziendali hanno denunciato senza mezzi termini un clima di sollecitazione continua e insostenibile verso il raggiungimento degli obiettivi di vendita di polizze ramo vita e danni.
Tensioni in Bper Banca: report quotidiani e obiettivi stringenti
In Bper Banca, le denunce sindacali mettono in luce pratiche manageriali basate su monitoraggi ossessivi e reportistica quotidiana. Consulenti ed operatori di filiale segnalano una costante richiesta di giustificazione sui volumi collocati, accompagnata spesso da richiami verbali o velate minacce di ridimensionamento professionale. Il malessere è diffuso a tutti i livelli della rete commerciale, costretta quotidianamente a dare la precedenza ai prodotti assicurativi rispetto alle reali ed effettive esigenze finanziarie della clientela.
L’allarme in UniCredit: la spinta sulla bancassicurazione
Uno scenario del tutto analogo riguarda UniCredit, dove i comunicati delle organizzazioni sindacali di settore sottolineano come la corsa al collocamento dei prodotti assicurativi stia progressivamente snaturando il ruolo tradizionale del bancario. La necessità di compensare la contrazione dei margini d’interesse attraverso il settore della bancassicurazione ha portato la dirigenza a fissare target commerciali considerati del tutto irrealistici dalla rete. I lavoratori lamentano di essere trasformati in veri e propri venditori d’assalto, costretti a ritmi di lavoro insostenibili pur di centrare i budget stabiliti dai vertici.
Malumori diffusi in Intesa Sanpaolo: il focus su Romagna e Sud Italia
La vertenza sul tema delle pressioni commerciali non risparmia nemmeno il primo gruppo bancario italiano, Intesa Sanpaolo. In questo caso, le contestazioni più accese e i malcontenti più evidenti arrivano da specifiche aree geografiche, con particolare riferimento ai territori della Romagna e di diverse regioni del Sud Italia.
Nelle strutture periferiche dell’istituto, il personale segnala una gestione verticistica che scarica sui quadri intermedi e sugli operatori di filiale il peso di budget estremamente aggressivi. La spinta alla collocazione di polizze ramo danni e tutela del patrimonio sta generando forte scontento tra i lavoratori romagnoli e meridionali, già fortemente messi alla prova dalle continue riorganizzazioni territoriali, dalla chiusura degli sportelli e dalla progressiva riduzione del personale sul territorio.
Le conseguenze su lavoratori, clienti e conformità normativa
L’eccesso di pressioni commerciali nella vendita di polizze produce ripercussioni fortemente negative su molteplici fronti. Da un lato, la salute e il benessere nei luoghi di lavoro crollano drasticamente: aumentano in modo preoccupante i casi di stress lavoro-correlato, le sindromi da burnout e le assenze per malattia tra il personale di rete.
Dall’altro lato, si impenna il rischio di mis-selling, ossia la vendita scorretta o non adeguata di prodotti finanziari e assicurativi ai risparmiatori. Quando un consulente bancario è messo sotto pressione per piazzare una polizza ad ogni costo, rischia di venire meno il principio di trasparenza e adeguatezza previsto dalle normative europee, tra cui la direttiva IDD (Insurance Distribution Directive) e la direttiva MiFID II. Questa deriva espone le banche a gravi danni reputazionali e al rischio di severe sanzioni da parte degli organi di vigilanza, in primis Banca d’Italia e IVASS.
Verso la tutela della professione e della trasparenza bancaria
La battaglia contro le pressioni commerciali indebite rappresenta una sfida fondamentale per il futuro del settore creditizio in Italia. Le organizzazioni sindacali chiedono a gran voce un deciso cambio di rotta: è necessario ritornare a un modello di banca umano e sostenibile, che metta al centro il rispetto dei lavoratori e il reale interesse di tutela del risparmio. Senza un segnale concreto da parte dei vertici di Bper, UniCredit e Intesa Sanpaolo, il clima di scontro rischia di incrinare ulteriormente il fondamentale rapporto di fiducia tra cittadini e sistema bancario.
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